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Archinoia - 7 gennaio 2016

Tre architetti vanno dall’avvocato

Archinoia - 7 gennaio 2016

Anche gli architetti piangono

Archinoia - 7 gennaio 2016

Anche gli architetti piangono, ovvero: il bilancio di fine anno.

Ti sei mai chiesto quanto resta nelle tasche di un architetto una volta assolti tutti gli obblighi fiscali e le spese accessorie alla professione?

Mancavano pochi giorni a Capodanno quando sono stata improvvisamente colta dall’ansia di vederci chiaro nel bilancio dell’anno che andava a chiudersi. E non parlo di bilancio emotivo o di che cosa sia andato bene e cosa no in questo 2015, fra obiettivi raggiunti ed epici fallimenti, ma di puro bilancio economico, cosa che ogni libero professionista – architetto, ma non solo – dovrebbe fare, ma in cui io personalmente non eccello, perdendo normalmente di vista la contabilità spese già a partire dai primi giorni di febbraio.
Si è rivelato quindi un complicato lavoro a ritroso, fatto di confronti fra estratti conto, saldo carte, Paypal e documenti fortunatamente consegnati nelle mani del commercialista. Il risultato finale è sconcertante: pare che io abbia speso quasi tutto quello che ho guadagnato. Da qui: anche gli architetti piangono (anche lacrime di coccodrillo).

Premetto che lavoro come architetto da quasi dodici anni e dal 2006 sono una falsa Partita Iva, di quelle tollerate e regolarizzate perché iscritta ad un ordine professionale, però lavoro a tempo pieno – ma che dico, pienissimo – per un unico committente, una società di ingegneria, al quale fatturo dodici volte all’anno.
Si può dire? Non si può dire? Fatto sta che questo è l’unico modo in cui mi è stato proposto di lavorare, una volta esaurita la formula della ritenuta d’acconto, e lo stesso capita alla quasi totalità dei miei colleghi.

Negli anni passati ho tentato di seguire anche dei lavori extra come architetto libero professionista “vero”, ma – tralasciando i numeri da circo fatti per riuscire a far quadrare tutto nelle 24 ore giornaliere a mia disposizione – non ne è valsa minimamente la pena, né a livello economico né a livello di soddisfazione personale. Su questo punto ci sarebbe tanto da dire, ma magari un’altra volta.

Sul piano della gestione fiscale, rientro in un regime ordinario (non perché guadagni tanto, ma perché la mia attività ha più di cinque anni), quindi senza agevolazioni né sconti, o perlomeno questo è quello che ho capito, dato che ogni volta che parlo con il mio commercialista ho l’impressione che il suo obiettivo non sia quello di farmi orientare meglio nella mia contabilità, ma di farmi continuare ad avere bisogno di lui. Cosa che di certo non metto in dubbio.

Veniamo ai numeri, calcolati sul lordo delle mie entrate. Queste percentuali rappresentano lo specchio del mio 2015, ma non credo che possano essere considerate standard. Riassumendo:

  • il 34% se ne va per l’insieme di IVA (qualcosa evidentemente riesco a scaricarlo) ed altre tasse (Irpef, Irap, etc.)
  • il 12% lo verso ad Inarcassa (ok, questa percentuale non dovrei considerarla come persa per sempre, ma chissà perché non riesco a visualizzare l’idea di pensione)
  • il 4% va al summenzionato commercialista
  • l’1,5% è per le assicurazioni (RC professionale – sarebbe obbligatoria – e infortuni – dato che se per qualche motivo mi fermassi e non lavorassi non mi pagherebbero)
  • lo 0,5% lo pago all’Ordine degli Architetti
  • lo 0,2% è per la formazione obbligatoria.

In questo modo se ne va il 52,2% di ciò che entra nelle mie tasche. A questa percentuale si aggiunge un 4,5% circa di spese generali legate al mio lavoro. E arriviamo al 56,7%.

Ammetto che quel restante 43,3% dovrei imparare ad amministrarlo meglio.
Ammetto anche di non avere in fondo molto di cui lamentarmi: ho un lavoro nel mio campo e mi pagano per questo, ed è certamente molto di più di quello che molti altri architetti possono affermare. Però non mi sembra costruttivo pensare sempre a chi sta peggio: voglio perseguire nuovi obiettivi, crescere e quindi migliorare.

Ma proseguiamo ancora un attimo con le note dolenti.

Ti sei mai chiesto quanto guadagna un architetto all’ora?

Ho sempre cercato di evitare questo calcolo per non deprimermi, ma questa volta ho deciso di non risparmiarmi niente. Ovviamente anche in questo caso non si tratta di un dato standard, ma è sempre riferito alla mia situazione personale.
Non vengo pagata ad ore di lavoro, ma con un compenso annuale pattuito che viene ripartito in dodici mensilità. Dodici significa comprensive del mese di agosto e so che anche questo non capita a tutti.
Forte del mio foglio ore compilato quotidianamente per tutto il 2015, con una banale divisione ho scoperto che guadagno circa 19,00€ lordi all’ora, che diventano circa 9,00€ al netto di tutte le voci riportate sopra.

Ho già detto che anche gli architetti piangono?
Per avere un termine di paragone, nel primo studio dove ho lavorato, nel 2004, guadagnavo 5,00€ lordi all’ora in ritenuta d’acconto, che, all’epoca, erano 4,00€ netti.
Ti lascio trarre eventuali conclusioni e la finisco con i numeri, per il momento.

Quest’anno avevo una motivazione in più per fare luce sulle mie finanze, dato che sto cercando di capire quando e come potrò mantenermi, lasciando la relativa sicurezza del mio attuale impiego per inseguire un lavoro che sia finalmente davvero mio. Da questi conti si direbbe mai, ma forse basta iniziare ad aggiustare un pò il tiro.

Da dove mi consigli di partire?
E qual è il tuo metodo per gestire la contabilità senza perderti per strada?
Ho sentito parlare spesso del kakebo giapponese, ma ogni suggerimento ovviamente è ben accetto.


Aiutami a condividere questo articolo e contattami se hai una storia interessante da raccontare.

9 comments

  1. Ciao Marta,
    ahimè anche per me questo è un tasto dolente seppur io riesca ancora a rientrare nei famosi “minimi”,che se non ho capito male son cambiati ma io ci son dentro di diritto per qualche anno ancora mi crogiolo in quel poco che ancora mi lasciano. Certo: me lo lasciano perché guadagno “poco” 😉
    Però con il 2016 cercherò di togliere almeno una delle voci da te riportate (che son già un po’ diverse visto che io in realtà non ho un albo a cui iscrivermi e cose varie): il commercialista!
    non son troppo bravo né costante nemmeno io ma mi son detto che per quelle 12 fatture che faccio e 3/4 spese che scarico devo e posso farcela! (seppur il commercialista mi conosce e mi faceva un prezzo amico)
    Al momento però la mia vera soluzione è questa: faccio l’orto sotto casa e cerco di ricavarne
    1) un risparmio sulle verdure
    2) un po’ di relax: dopo aver pigiato tasti per tutta settimana fissando uno schermo non sai quanto è rilassante anche il semplice strappar erbacce e guardare i pomodori (le verze in questa stagione) crescere 😉
    Quando passi per Cantù vieni a trovarmi che ti offro una cassetta di verdura 😛 (tra un po’ che al momento l’orto è spoglio)
    Ciao Marta, un abbraccio!

    1. Francesco, se riesci a fare fuori il commercialista diventi il mio idolo!
      E capisco benissimo la tua necessità di avere uno sfogo che ti riporti alle cose più semplici e vere. Su questo argomento qualche tempo fa ho letto questo libro, che ti consiglio: http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3171181-pecoranera
      E’ la storia di un ragazzo che abbandona un lavoro d’ufficio e si dà all’agricoltura puntando alla completa autosufficienza. Se lo leggi, fammi sapere cosa ne pensi!

      1. lo recupero di sicuro! stavo giusto cercando un altro paio di libri da accompagnare al prossimo acquisto _giusto per non far muovere il corriere per un misero pacchettino 😉
        ti saprò dire! grazie intanto del consiglio

        nb: il commercialista l’ho già fatto fuori (ho giusto un’amica che mi spiega le cose base che devo sapere), il tutto sta a vedere se non mi arrestano tra qualche tempo per conteggi errati o scadenze saltate 😛

  2. Ciao Marta, da professionista di lungo corso (quasi 20 anni) ti posso dire che i conti grosso modo tornano. Anche se ho la sensazione che forse il tuo commercialista esageri un po’.
    Tanto per dirne una, dubito profondamente che tu debba pagare l’IRAP (che di per sè è una bella bottarella).
    L’irap sarebbe dovuta se tu svolgessi un’attività professionale vera e propria in una TUA specifica struttura – per esempio un TUO ufficio, TUOI collaboratori, TUE attrezzature ecc… Siccome però tu questo non lo fai forse varrebbe la pena di fare qualche conto. Tanto per darti un’indicazione facilmente gestibile, se le spese legate all’attività che ti porti in detrazione, superano i 25/30.000 e anno allora è meglio che paghi l’IRAP e stai zitta, se sono inferiori (e sono quasi certa che lo siano), forse ti conviene smettere di pagare l’IRAP e vedrai che il tuo reddito disponibile migliorerà un po’.
    Tanto per darti un’idea io viaggio come tassazione generale (compreso il commercialista, l’IMU, la Tasi e quant’altro) intorno al 44/45% del reddito lordo imponibile. Per il tipo di professione che faccio scarico poco e niente di IVA (giusto il materiale informatico, i libri, i corsi di formazione, e metà delle bollette di casa visto che ho casa e bottega) e relativamente poco di spese generali.
    E’ vero che io non devo pagare l’iscrizione all’ordine, nè la formazione obbbligatoria, però al posto del 12% di inarcassa pago il 28.7% di INPS, quindi ti consiglio molto calorosamente di vedere questa questione con il commercialista.
    Quanto alla domanda che esprimi nel tuo post io faccio così: ho un foglio excel che riproduce esattamente i movimenti del conto corrente, ogni volta che mi pagano una fattura io segno tra le entrate la META’ della somma che ricevo e scrivo l’altra metà di fianco (con un carattere piccolissimo in modo da vederla con fatica) fuori dai conteggi. In questo modo ho sott’occhio a prima vista la situazione economica e le somme che mi posso permettere di spendere per il quotidiano. Quando arriva il momento di cominciare a sganciare per il fisco (da giugno a dicembre) mi ritrovo il gruzzoletto che ho separato e quindi riesco a fronteggiarlo un po’ meglio.
    Un abbraccio di solidarietà….

    1. Isabella, grazie per la solidarietà!
      Al momento l’Irap lo pago. Forse fa parte di quella favola che viene raccontata a noi architetti di essere dei liberi professionisti. Nel mio contratto si dice che io sono equiparata ad uno “studio” esterno, come se operassi in una mia struttura e con miei strumenti, ma di fatto non è così. Indagherò meglio.
      Per quanto riguarda la cassa, invece, il commercialista nel mio caso non c’entra: è l’Inarcassa che calcola automaticamente le tre rate di versamento, di cui l’ultima stabilita come conguaglio a seguito di una dichiarazione online obbligatoria che inoltro a fine ottobre.
      Grazie anche per i consigli! Il 2016 sarà un anno di sperimentazioni.

  3. io uso un foglio excel con colonne che scorporano in real time le % che vanno a tasse, formazione, ecc. così da avere sempre sott’occhio tutto e sapere quanto pagherò e quanto posso permettermi di sperper.. ehm, spendere. certo, bisogna compilarlo con cura certosina almeno una volta alla settimana U_U
    non sono architetto ma la questione conti è un tasto dolentissimo anche per me! Y__Y

    1. Anch’io uso un foglio excel, ma non riesco mai ad essere costante: una volta alla settimana per me è già troppo! Da quest’anno ho ricominciato ad usare un’agenda cartacea e scriverò a mano le spese, poi una volta al mese le riporterò sul foglio excel: speriamo bene. Grazie Fran!

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