Un architetto italiano, New York, il mondo della moda: what else?

Archinoia - 5 marzo 2018

È ancora archinoia (ovvero io che mi vendo l’anima)

Archinoia - 26 luglio 2018
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Dove la vostra eroina non perde l’occasione per avere una lampada gratis, ma poi la coscienza le rimorde.

Spero non me ne vorranno la Solid, Karim Rashid, la Vesta e soprattutto la gentilissima Andrea che mi ha contattata in quanto blogger di architettura/interior/design (?), ma approfitto di questa cosa che mi è capitata (ormai alcuni mesi fa) per ragionare a voce alta sul tema influencer e dintorni.

L’antefatto: all’inizio di maggio mi è arrivata a casa la Solid, lampada in cristallo acrilico inciso a laser, alimentata a Led, disegnata da Karim Rashid per Vesta, azienda italiana che dagli anni 80 si è specializzata nella lavorazione del cristallo acrilico.
Qualche settimana prima, la gentile Andrea ha dovuto scrivermi non una, non due, ma ben tre email, prima che io capissi che non era una spam, ma che voleva davvero invitare ME alla serata di presentazione della collezione Solid durante la Design Week Milanese, alla presenza di Karim, e farmi omaggio, in anteprima, di una delle lampade.
Mossa da curiosità e da riprovevole cupidigia, ci vado, passo un’ora fra stupore, perplessità e puro imbarazzo, e me ne esco con la promessa di ricevere la mia lampada via corriere. Fatto che poi – ulteriore stupore – avviene veramente, e la lampada finisce nella sua collocazione definitiva, sulla mensola della mia camera da letto.

La scena si sposta a qualche giorno dopo: mia madre passa a trovarmi a casa, le mostro la Solid – “me l’hanno regalata” – “ma chi?” – “sì, sai… durante il Salone” – “e perché?” – “bla bla bla…” – “no, non ho capito il motivo”.

[Stacco cinematografico. Scritta in sovraimpressione: “Due anni prima…”]

Quand’era solo un’idea vaga nella mia mente e in quella di tre colleghe di un tempo che fu, Archinoia aveva l’ambizione di nascere come sito di una certa sostanza ed utilità per architetti ed architette, ma, fatti i conti con le mie possibilità reali, ha visto la luce come classico blog personale, di quelli primi anni duemila: io che scrivo di cose che mi succedono e che penso e di persone che incontro, che accidentalmente sono architetti ed architette come me.

Faccio questa premessa per dire che all’epoca non pensavo avrei mai scritto post per presentare nuovi materiali o collezioni di aziende del settore, per parlare in anteprima di progetti architettonici o dell’inaugurazione di edifici, né per pubblicizzare su richiesta mostre, corsi, libri o altro sul tema. E qui sul blog continuo, per il momento, a non farlo, e non perché io pensi che non sia interessante, ma perché avere un blog fatto bene di critica dell’architettura o di interior design o whatever, che usi il proprio bacino di utenza anche come bacino di promozione per terzi ma in modo sensato, è un lavoro che va al di là della mia portata e del tempo a mia disposizione.

Ma perché vi sto dicendo questo? Perché da un po’ ho iniziato a ricevere richieste di collaborazione delle più disparate e mi sto ponendo il dubbio di come comportarmi.

Qualche esempio.
Alcune aziende mi hanno proposto di scrivere articoli per i propri magazine online.
Altre aziende hanno iniziato ad invitarmi a corsi e convegni gratuiti, comprensivi di cena e pernottamento in hotel.
Una testata online ha richiesto il mio personale parere sull’introduzione del BIM in Italia.
Un’associazione mi ha proposto di tenere una lecture nella sua sede per parlare della situazione del settore dell’architettura.
Alcune agenzie di PR mi hanno invitata ad eventi del FuoriSalone – gadget inclusi – in cambio della promozione sui miei (non così seguiti) canali social.
Alcuni colleghi hanno iniziato a chiedermi di pubblicizzare corsi, eventi o iniziative di settore in generale.
Di un genere diverso, ma l’ultima che mi è capitata, a grande riprova del mio successo, è l’apertura di una Pagina – aperta, cancellata, ora riaperta – e di un gruppo Facebook, che usavano a mia insaputa il nome Archinoia, la mia immagine del profilo e del banner, rimandando con link al mio blog.

Incidente Facebook a parte, tutte le altre sono probabilmente da considerarsi richieste legittime e di prassi per chi in un certo senso si espone in prima persona sull’internet, anche in modo sporadico come faccio io. Credo di poter affermare che mi faccia piacere riceverle, e quello che faccio è riservarmi di valutarle di volta in volta sulla base di quello che può essere interessante per me e per gli scopi di questo blog.
In generale, la mia idea sarebbe quella di scrivere delle iniziative che più mi interessano su Facebook, Instagram o Twitter, senza troppo impegno da parte mia, e neanche da parte di chi me lo chiede.

Lo specifico perché gli amici hanno iniziato a chiedermi quanto guadagno grazie al blog. Amici, amiche: il blog al momento per me è solo una spesa, che consiste nel pagamento del dominio. Non ho nessun sistema di affiliazione funzionante, nessuna testata ha per ora deciso di pagarmi per la mia penna arguta, e non ci sono coin che cadono nel mio portafoglio virtuale ad ogni click sul mio link.

Ma quindi, ‘sta lampada?
Ecco, potrei dirvi che con il blog ci ho guadagnato la conoscenza di tante persone interessanti del mio settore – chi di persona e chi solo in rete – e ci ho guadagnato esperienze che nessuno potrà togliermi, ma siccome sarei tacciata di essere svenevole e retorica, qui ve lo dico: col blog ci ho guadagnato la Solid, versione abat-jour.
Ditemi se c’è un rigo del Persone Fisiche 2019 in cui la potrò dichiarare: non mancherò di comunicarlo alla mia commercialista.

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