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2 commenti su “Architettura in viaggio”

  1. Che bello, grazie Marta di aver condiviso questa intervista. Come architetta posso dire che viaggiare è una delle cose che più amo fare e con il mio compagno proprio da lì siamo partiti, Eravamo ancora amici e stavamo in Erasmus a Madrid. Tornavamo a piedi dalla città universitaria scegliendo sempre un percorso diverso. Era un’esplorazione e la cosa bella era condividerla. Abbiamo fatto tanti viaggi “architettonici” e trascinato tante persone a visitare quartieri o edifici spesso fuori dalle rotte turistiche. Dopo iniziali perplessità, sempre, sempre ci hanno ringraziato!! Però solo altri architetti possono intuire l’emozione di entrare alle Terme di Vals dopo averle disegnate per un esame anni ed anni prima..ancora oggi con i nostri figli proseguiamo, per quanto possibile, le nostre esplorazioni.Devo dire che ci danno soddisfazione anche loro e soprattutto dimostrano una resistenza (o si tratta di rassegnazione??!!) fuori dal comune…Certo al secondo giorno di biennale il piccolo ha esordito con “mamma ma ancora architettura oggi???!!!”. Non lo sanno che lo facciamo per loro, gliela vogliamo far odiare l’architettura, ah ah ah !!!!.. Emilia se cerchi collaboratori fai un fischio 😉

    1. Tania, grazie per il commento!
      Anche io amo viaggiare, credo che sia nella mia short list di cose che mi fanno più felice.
      Bello il tuo racconto di esplorazioni urbane! Magari una volta approfondiamo 🙂
      Capisco l’approccio coi tuoi figli, ma sono certa che otterrai l’effetto contrario 😛 A parte gli scherzi, è grazie ai miei genitori che oggi sono appassionata di viaggi, di arte, di architettura, di fotografia: sicuramente da adulti ve ne saranno molto grati!

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