Brainstorming per idee (poco) geniali

Archinoia - 16 ottobre 2015

Anche gli architetti piangono

Archinoia - 16 ottobre 2015

Light designer italiano a Guangzhou

Archinoia - 16 ottobre 2015

La Repubblica Popolare Cinese, da tempo proclamata nuova meta per gli architetti che scelgono di mettersi alla prova con un’esperienza all’estero: ne ho parlato con Massimiliano, light designer, che lavora attualmente a Guangzhou (Canton), città costiera del sud della Cina, dove gli è stata data la possibilità di diventare uno dei fondatori di una nuova società di lighting.

Da quanto tempo vivi a Guangzhou e come hai scelto la tua destinazione?

Vivo a Guangzhou da quattro anni e mezzo. Sono partito spinto dalla curiosità e da una buona dose di incoscienza, ma anche dalla voglia di sperimentare differenti modi di vivere e dalla possibilità di una crescita professionale che in Italia mi sentivo preclusa.
Prima di arrivare a Guangzhou ho avuto un’esperienza di 4 mesi a Zurigo. Sarei potuto rimanere, ma la ricerca di un cambiamento più radicale mi ha spinto ad accettare la proposta ricevuta per la Cina perché in fondo la realtà svizzera era troppo simile a quella dove sono cresciuto.

E’ stato difficile lasciare l’Italia?

Al mio paese devo un’enorme gratitudine per come mi ha formato, ma proprio lo spirito critico che mi è stato fornito non mi permetteva più di restare, quindi ho fatto i bagagli e sono andato a vivere un’altra parte di mondo. Devo ammettere che dopo 4 anni un pò di nostalgia inizia a farsi sentire: in Italia, del resto, ho lasciato la famiglia e gli amici più cari.

Quali sono stati gli ostacoli principali che hai affrontato quando ti sei trasferito?

Volevo qualcosa di diverso e certamente lo shock culturale quando si arriva in Cina si sente ed è forte. Le differenze sono molte, dalla lingua, al cibo, alle tradizioni. Il mio primo Natale cinese, ad esempio, è stato un sabato semi-lavorativo conclusosi con una serata in discoteca con i miei colleghi per il countdown su un megaschermo: giusto un filo differente rispetto alla classica messa di mezzanotte.
La lingua cinese, inoltre, è alquanto ostica, come è facile immaginare, ma il proposito per il nuovo anno è quello di  approfondirne la conoscenza. Al momento per lavoro comunico in inglese.

Come hai trovato lavoro a Guangzhou?

Mi sono trasferito, lasciando Zurigo e la Svizzera, sapendo che a Guangzhou avrei avuto il supporto di uno studio di interior design cinese. Ho trovato questo contatto inviando curriculum via internet, senza pensarci troppo e con quel pizzico di incoscienza che nella vita è necessario. Prima di prendere il volo che mi ha portato a Guangzhou non ero mai stato in Cina e non sapevo assolutamente cosa mi sarei trovato di fronte: si può dire che mi sia trasferito dall’altra parte del mondo a scatola chiusa.

Di cosa ti occupi al momento?

Dopo un paio d’anni da dipendente di Citygroup, lo studio che mi ha portato qui, mi è stato proposto di essere fra i soci fondatori di una nuova società di lighting design, la CityFos, insieme a Citygroup e ad un altro collega. Ho una quota societaria e una maggiore responsabilità: CityFos ad oggi conta dieci dipendenti e produce progetti di illuminazione per lo più integrando l’interior di progetti sviluppati da Citygroup, ma anche muovendosi come entità separata, dialogando con altre realtà e sviluppando progetti indipendenti. In generale ci occupiamo di progetti di illuminazione per differenti tipologie di spazi: interni di hotel, uffici, spazi commerciali ed espositivi, ma anche spazi esterni ed illuminazione di facciate.

Che esperienze lavorative ti sei lasciato alle spalle in Italia?

In Italia ho abbandonato un posto fisso in un’azienda dove lavoravo come progettista di illuminazione. Dopo quasi cinque anni sentivo l’esigenza di un cambiamento: l’ambiente italiano mi stava un po’ stretto perché la mia volontà di crescita professionale non poteva essere supportata. Ero assunto con un contratto da dipendente quindi non ho avuto problemi inerenti la chiusura di una partita Iva. Ora vivo in Cina per la maggior parte dell’anno, produco qui il mio reddito e di conseguenza pago le tasse allo stato cinese.

Cosa puoi dirci degli aspetti amministrativi e burocratici?

Ho un regolare permesso di lavoro e quindi il visto annuale è facilmente ottenibile a patto di avere un regolare contratto di lavoro: si tratta di un visto “categoria Z“, da rinnovare ogni anno. La burocrazia cinese non è delle più semplici, ma fortunatamente queste problematiche vengono risolte dall’ufficio amministrativo del mio ufficio.

Che confronto puoi fare con l’Italia per quanto riguarda la nostra professione?

Sono due realtà difficilmente paragonabili. La differenza più evidente è la scala dei progetti, in termini sia dimensionali che economici. Questo comporta una suddivisione maggiore dei compiti e quindi la possibilità di sviluppare competenze molto specifiche, come nel mio caso. Altre differenze rilevanti sono l’attenzione e la cura per il dettaglio, per le quali l’Italia non ha rivali: credo che questo sia dovuto in primo luogo alle dimensioni degli edifici progettati, ma soprattutto ad un differente approccio esecutivo.

Consiglieresti ad altri di trasferirsi in Cina per cercare lavoro nel nostro settore?

Ci sono italiani che lavorano qui, ma sono una minoranza.
Lavorare in Cina è sicuramente un’esperienza interessante, sempre che si sia forniti di un ottimo spirito di adattamento, di tanta pazienza e della voglia di esplorare nuove strade. La scelta di avviare una collaborazione con uno studio cinese come primo passo per entrare in questa nuova realtà è risultata essere un’ottima intuizione per il mio lavoro.

Com’è la situazione nel nostro settore? Hai notato cambiamenti da quando sei arrivato ad oggi?

Nonostante un parziale e comprensibile rallentamento nell’ultimo anno, il settore costruzioni rimane uno dei motori trainanti dell’economia di questa regione.
Negli ultimi anni si è lavorato alla creazione del Central Business District della New Town. Tra il 2010 ed il 2012 sono stati portati a termine moltissimi edifici: la Canton Tower (600 m), la Guangzhou West Tower (439 m), The Pinnacle (391 m), la Peral River Tower (310 m), il Leatop Plaza (303 m) e la Bank of Guangzhou Tower (268 m). Quest’anno vedrà il completamento tra gli altri del Chow Tai Fook Centre (530 m).

Com’è vivere a Guangzhou?

E’ una vita differente: mi considero una persona con un grande spirito di adattamento e nonostante questo a volte risulta ancora difficile relazionarsi con una realtà che è molto diversa rispetto a quella dove sono cresciuto. La pazienza è una dote che va messa nel bagaglio prima di partire. I ritmi lavorativi sono abbastanza sostenuti, ma si riesce, non senza difficoltà, ad avere anche una vita sociale: sono ritornato a calcare i campi di calcetto a cinque e ho provato il badminton, sport molto diffuso qui; ho sperimentato le differenti cucine regionali cinesi (con risultati alterni); ho presenziato a varie serate nei karaoke con i miei colleghi cinesi; mi manca ancora una sessione di agopuntura ma vedrò quanto prima di sopperire a questa mancanza.

Altro aspetto interessante di Guangzhou è la vicinanza ad Hong Kong e Macau, raggiungibili entrambe con due ore di treno ad alta velocità, per non parlare della possibilità di raggiungere in poche ore di volo paesi come Filippine, Singapore, Korea, Giappone, Thailandia, Laos, Cambogia, Myanmar, Taiwan e Malesia.

Infine, l’inquinamento è un problema reale, ed è inscindibilmente legato alla densità della popolazione. Considerando che in Cina ogni anno vengono immatricolate un milione di autovetture, si può immaginare il carico di inquinamento che questo trend comporta. Nel sud, dove vivo, il problema è relativamente più contenuto grazie al clima che consente di evitare i sistemi di riscaldamento che nel nord aggravano il carico di inquinanti. Mi sono dovuto attrezzare sia in casa, con un purificatore che attivo quando i livelli rilevati diventano eccessivamente elevati, che sul cellulare, con un programma che consente la rilevazione in diretta di PM10, PM 2.5 e O3, forniti da centraline cinesi e dall’ambasciata americana. Diciamo che il valore medio di PM10 è sui 60µg/m³ cioè il 20% in più della soglia considerata pericolosa secondo la legislazione europea.

Qual è il bilancio della tua esperienza ad oggi: è una scelta definitiva o pensi che tornerai in Italia?

Il bilancio è sicuramente positivo: sono una persona differente rispetto a quando sono partito, e sono soddisfatto della scelta fatta. Non mi sono posto la questione di quanto tempo sarei rimasto, ed ancora oggi non so se sarà una scelta definitiva o solo un periodo della mia vita: l’anno scorso però ho comprato casa qui a Guangzhou (altra mirabolante avventura) e quindi la permanenza nell’impero di mezzo la vedo a medio-lungo termine.
Torno in Italia due volte all’anno, per le vacanze. Mi tengo sempre aggiornato sul mio paese, leggo quotidianamente il sito dell’Ansa e il sito on-line del quotidiano di Bergamo, la mia città.
Però al momento l’ipotesi di un rientro in Italia mi sembra del tutto impraticabile: in futuro spero che la situazione cambi.


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