Architette oggi, nuova generazione di umarell in gonnella domani

Archinoia - 3 maggio 2017

Un timbro per le architette

Archinoia - 3 maggio 2017

Progetti con ago e filo

Archinoia - 3 maggio 2017
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Torno a raccontarvi di Architetti che Fanno Cose e in particolare di una architetta artigiana che ho conosciuto grazie a Etsy e all’EtsyItaliaTeam: Roberta Ottolenghi si divide fra il lavoro nel suo studio di architettura e il progetto sartoriale dedicato ai bambini con il suo brand RobedellaRobi. Mi ha domandato a più riprese se la sua fosse una storia interessante da raccontare – come è tipico di chi è convinto di non fare mai abbastanza – ed io sono certa di sì, perché da chi riesce a portare avanti più di una passione trasformandola in lavoro c’è sempre da imparare.

Ciao Roberta, raccontaci della tua formazione da architetta.

Sono di Pavia, ma ho studiato architettura alla Ėcole d’Architecture di Belleville a Parigi, dove ho vissuto per dieci anni al seguito di mio padre, giornalista. Poi mi sono trasferita per un anno a New York, una città straordinaria che sa darti una carica pazzesca, e che ho lasciato per tornare in Italia perché forse tutta questa carica non mi apparteneva! In realtà è stato anche perché lavorare come architetto negli Stati Uniti non è così semplice: o ci si accontenta di considerarla una tappa temporanea e di fare solo qualche breve esperienza estemporanea, oppure bisogna decidere di restarci per un lungo periodo e di investire tempo ed energie per arrivare ad ottenere la carta verde, prima, e la licenza da architetto, poi. Sì, perché in caso contrario non è possibile innanzitutto avere un lavoro, né tantomeno lavorare come architetto, nel senso più completo del termine [vuoi saperne di più sugli architetti negli Stati Uniti?]. Io, per esempio, non avendo la green card, lavoravo in uno studio di architettura quando tutti gli altri se ne andavano, in una sorta di turno serale clandestino! Una volta conclusa l’esperienza newyorkese, ho lavorato per quattro anni a Parma come collaboratrice nello studio di un architetto.

Ora in un certo senso hai un doppio lavoro. Partiamo dal n.1: l’architettura.

Oggi lavoro part-time in uno studio che è mio, di mio marito e di un terzo architetto. Nel 2001 infatti abbiamo fatto i bagagli, lasciato Parma, dove allora abitavamo, e ci siamo trasferiti in Veneto per diventare suoi soci.
Ci occupiamo in particolare di restauro nella nostra zona, quindi Treviso e Venezia, lavorando per privati e per fondazioni, raramente per il settore pubblico, che è troppo problematico.
Negli ultimi anni il lavoro in studio è molto cambiato, abbiamo risentito della crisi del settore e la mancanza di budget per i progetti è andata ad aggiungersi agli altri fattori di agguato alla creatività della nostra professione, come burocrazia sempre più confusa e normative schiaccianti.

È stato questo momento di crisi che ti ha portata ad iniziare il lavoro n.2, il tuo progetto craft?

No, in realtà cucire è un’attività che mi ha sempre incuriosita, e ho iniziato a metterla a frutto già dopo aver finito l’università. Da quel momento in poi non ho più lasciato la macchina da cucire e ho intensificato il lavoro con la nascita dei miei figli, focalizzando le mie realizzazioni sulle loro esigenze.
Così è nato RobedellaRobi, progetto con il quale mi occupo di abbigliamento per bambini ed accessori e giocattoli di stoffa. Ho iniziato a fare sul serio in questa attività grazie al negozio Etsy perché mi sono accorta che con questo tipo di piattaforma c’erano delle potenzialità altissime per gli artigiani. Il negozio online è andato subito molto bene, e circa il 30% delle mie entrate arrivava da qui, tanto che mi sono ritrovata a pensare che se solo ci avessi investito più tempo ed energie avrebbe potuto diventare il mio unico lavoro.
Poi col tempo anche il mercato dell’artigianato online è cambiato, e le mie vendite sono un po’ calate. Devo ammettere che anche io ho mollato un po’ la presa: per esempio su Etsy non sto caricando nuovi prodotti da tempo, ma mi limito a rinnovare le inserzioni di quelli già presenti una volta che vengono venduti o che scadono.
In questo momento per me sta funzionando di più il passaparola che avviene per esempio grazie a Facebook: ho avuto la fortuna di trovare quasi una moderna mecenate, che mi commissiona spesso dei lavori e che mi ha aiutata anche stimolando la mia creatività grazie alle sue proposte. Da questa sinergia sono nate molte delle idee che hanno portato ai miei lavori più recenti.

Come si svolge la tua giornata lavorativa?

Col tempo ho preso la decisione di lavorare in studio solo part-time, sia per l’arrivo dei miei due figli, sia perché RobedellaRobi mi dava grandi soddisfazioni, in particolare ai tempi d’oro del negozio Etsy, e quindi mi richiedeva un impegno sempre maggiore.
Oggi la mia giornata si divide in tre parti: alla mattina lavoro nel nostro studio, al pomeriggio gestisco casa e bambini e alla sera – o forse dovrei dire di notte – seguo il mio progetto handmade. Considera poi che avendo fatto la scelta di non vendere nei mercatini, non ho prodotti pronti, ma solo made to order, come si dice su Etsy, e la mia attività di vendita avviene solo online, quindi può essere gestita in autonomia da casa senza problemi.

Cosa comporta la vendita su internet dei prodotti di un’attività artigianale?

Comporta soprattutto il fatto di dedicare una buona parte del tempo non tanto al lavoro manuale, artigianale, che è la passione iniziale che ti smuove, ma alla gestione dei negozi online (io per esempio ne ho uno su Etsy e uno su A Little Market) e alla promozione su blog e social network, come Pinterest, Instagram, Facebook.
È necessario sviluppare molte competenze che sembrano esulare dall’attività artigianale in sé, per esempio bisogna essere bravi fotografi – in questo mi è d’aiuto mio marito, fotografo di architettura – saper comunicare in inglese con i clienti stranieri, conoscere la SEO, studiare il funzionamento delle piattaforme sulle quali si lavora e dei motori di ricerca, imparare ad utilizzare correttamente i diversi social network.
L’aspetto positivo è che su una piattaforma come Etsy si entra in contatto con una community molto attiva all’interno della quale è facile trovare qualcuno con cui confrontarsi, pronto a darti una mano su tutti questi argomenti, che sono quelli con cui tutti gli artigiani digitali si misurano ogni giorno.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Le difficoltà che sperimento quotidianamente sono due, in particolare.
La prima problematica per me è definire il costo degli oggetti che produco, dare un prezzo al mio tempo – oltre a quello dei materiali e di tutte le spese connesse – imparando a non sminuire il mio lavoro.
La seconda è quella di trovare il modo giusto di raccontare la mia attività, di farmi pubblicità online sui social network: per me è difficile perché non mi piace entrare troppo nella mia sfera privata, ma anche in questo è necessario trovare il giusto equilibrio. Vedo alcune mie colleghe riuscirci perfettamente, seguo i loro profili Instagram per imparare, ma è più forte di me!

La tua formazione da architetto ti aiuta in qualche modo in questa tua seconda attività?

Sicuramente sì, per prima cosa perché è innegabile che si sviluppi una certa propensione all’estetica, un gusto particolare, e in seconda battuta perché la nostra cultura progettuale ci aiuta a portare a termine qualsiasi obiettivo, partendo da un’idea iniziale ed arrivando al risultato concreto, gestendo con metodo le varie fasi di lavoro. Alcuni dei miei prodotti sono studiati quasi come se fossero un progetto architettonico, in particolare gli ultimi giochi di stoffa.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Come sempre, con l’inizio di un nuovo anno ci si pongono moltissimi buoni propositi e io in questo 2017 ho intenzione di concentrarmi particolarmente su RobedellaRobi per ritornare al livello di attività che avevo negli anni scorsi. Fra i nuovi progetti, per esempio, c’è la concretizzazione dell’idea per una pista per macchinine prodotta non più solo homemade come ora, ma in un certo senso in modo più “industriale”, facilmente riproducibile, grazie all’ottimo servizio di stampa personalizzata di The Colour Soup.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro di architetto?

L’architettura è più di un lavoro, a mio parere, è quasi uno stile di vita, ed è difficile da mollare! Ci ho pensato, certamente, “lascio tutto e mi concentro sulla mia seconda attività”, ma poi vengo colta dai soliti dubbi: ha senso gettare tutto alle ortiche? Anni di studio, di esperienze di lavoro, di continua formazione… Forse se vedessi più risultati nell’immediato da RobedellaRobi, se avessi più tempo e se potessi vivere d’aria! Ma è possibile che questi siano solo alibi, perché non si può pensare di ottenere risultati da un’attività di questo tipo senza dedicarci molto tempo ed impegno costante. E più se ne investe, più se ne vedranno i frutti. Quindi o ci si accontenta che sia un secondo lavoro o una decisione prima o poi va presa.


*** Credits foto:

Il ritratto di Roberta è di Francesco Castagna.
La foto del bimbo con il pagliaccetto giallo e il cervo è di Via Lactea.
La foto del bimbo col berretto a strisce e la locomotiva è di Giordano Benacci.
Tutte le altre immagini sono di Roberta Ottolenghi.


Vuoi leggere l’esperienza di un’altra architetta artigiana che vende su Etsy?

Se hai una storia interessante da raccontare, contattami.

3 comments

    1. Ti ringrazio, Roberta, per i complimenti e soprattutto per la tua pazienza! E’ stato un piacere conoscerti, spero ci incontreremo anche dal vivo 🙂

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