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5 commenti su “Architettura e femminismo: un binomio possibile?”

  1. Ciao! Un unico commento: per poter discutere il fatto che le sex-ratio è 1:1 all’iscrizione e 1:4 al momento dello svolgimento della professione andrebbero confrontate le stesse cifre nell’ambito di altre Facoltà quali, ad esempio, Ingegneria, Legge e Medicina. Il tutto per capire se il crollo delle donne dallo sfruttare professionalmente la loro laurea 1) riguardi la sola (o prevalentemente) facoltà di Architettura oppure 2) non sia piuttosto un fenomeno di portata più generale. Le conclusioni, se fosse vera l’ipotesi 1, sarebbero decisamente più interessanti e degne di ulteriore indagine. Non trovi?

    Complimenti in ogni caso, buon lavoro e saluti a Eugenia!

    Marco

    1. Ciao Marco,
      ti ringrazio molto per il tuo commento/suggerimento, soprattutto considerando la tua esperienza nel campo della ricerca (che mi e’ stata rivelata da qualcuno che ti saluta tanto). In effetti quello che sottolinei e’ stato proprio il punto di partenza che mi ha incuriosito e spinto ad intraprendere questo studio, ma per ragioni di spazio non e’ stato affrontato in questa intervista. La presenza delle donne e’ leggermente inferiore rispetto a quella degli uomini in molte professioni, ma una considerevole riduzione del numero si riscontra in tutte le professioni scientifiche (molte ricerche sono state fatte in diversi settori educativi e professionali). Architettura si colloca in una posizione bizzarra tra arte e scienza e, purtroppo, proprio le donne che iniziano questo percorso di studi ne pagano le conseguenze. Per esempio, molte meno donne rispetto a uomini iniziano a studiare ingegneria o matematica (o altre materie scientifiche), quindi e’ quasi naturale che ci siano meno donne impiegate in quelle professioni. Di conseguenza la differenza nel rapporto tra donne iscritte e impiegate sara’ meno evidente. Invece piu’ donne tendono a scegliere di studiare architettura (quasi la meta’ degli studenti), probabilmente in quanto percepita piu’ come artistica ed umanistica, ma solo meta’ di queste poi trova un impiego nel settore, sottolineando la gravita’ del fenomeno, specificatamente architettonico.
      Mi fa piacere sapere che anche secondo te si tratta di un fenomeno interessante e degno d’indagine. E se avessi qualche altra osservazione o consiglio ti prego di farmene partecipe!

      A presto,
      Maria Silvia

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