Archinoia?

Le ragioni di questo blog

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“Si scrive Archinoia, ma si potrebbe leggere arcinoia. E’ una sottile forma di disagio che si insinua nelle tue giornate e ti fa dimenticare la passione per una professione, quella di architetto, che ti teneva sveglio tutta la notte per finire al meglio le tavole di una consegna o gli elaborati per un concorso”.
Così cominciava il primo post scritto per questo blog, ormai più di tre anni fa, divenuto poi il contenuto di una pagina fissa per spiegare le motivazioni che mi hanno spinta ad iniziare questo progetto editoriale.
Proseguiva facendo salire sul banco degli imputati quelle che avevo individuato come le prime cause scatenanti di questo malessere: la situazione del mercato, la burocrazia alienante, i contratti farsa, le tasse castranti, la difficoltà nel far riconoscere il valore del proprio lavoro (e quindi nel farsi pagare). E poi: i troppi laureati italiani in assenza di una vera richiesta del mercato, la crisi, l’imposizione di lavorare con una partita Iva anche quando veri liberi professionisti non si è di certo, la mancanza di creatività in una professione che l’università ci fa sognare in un certo modo, ma che in quel modo non è affatto.

Questo è il punto dal quale sono partita, e vi invito a rileggere quel mio sfogo iniziale perché di certo non suonerà nuovo alle vostre orecchie. Con questo blog ho scelto però di trasformare quel continuo lamento in cui mi ero bloccata in un lavoro più costruttivo sia per me stessa sia per voi, miei colleghi architetti ed architette: un cambiamento nel punto di vista dal quale osservare questa mia/nostra situazione. Che poi è probabilmente la stessa dei professionisti in altri campi in Italia.
Archinoia è nata quindi per raccontare il tentativo di un potenziale cambiamento – prima di tutto personale – fatto di pensieri, ispirazioni, fallimenti, nuove idee, per condividere le mie esperienze con altri che possano capirle a fondo e per raccogliere nel tempo quante più testimonianze possibili di architetti ed architette che lottano ogni giorno per svolgere la propria professione o che magari hanno completamente voltato pagina e si sono reinventati un lavoro, si sono riciclati, sono emigrati.
A distanza di tre anni posso dire che Archinoia mi abbia aiutata a superare quel momento di impasse e a ritrovare un senso in quello che faccio: sono meno insoddisfatta di me stessa e del mio lavoro, sono più concentrata, ho più responsabilità, ma anche maggiori riconoscimenti. E – aspetto non trascurabile – guadagno anche di più. Non ho più in mente di cambiare lavoro, almeno per il momento, e ho capito tante cose, soprattutto di me stessa: per esempio che questo lavoro mi piace e che non credo potrei fare altro.
Obiettivo raggiunto? In parte sì, ma non preoccupatevi: Archinoia is a state of mind – almeno per me – quindi continuerò a scrivere il blog con cinismo ed autoironia proprio come il primo giorno.

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